14 ago 2008

Antonio Gava: L’Integerrimo

Antonio Gava: L’Integerrimo

NEWS ITALIA - Politica

Ogni epoca ha i suoi martiri della giustizia. Quest’epoca ha eletto martire Antonio Gava, l’ex boss democristiano recentemente scomparso. Li avete letti i commenti degli oligarchi? Da Cossiga in su sono tutti d’accordo: è morto un uomo politico integerrimo, vittima dell’orco giustizialista. In attesa che gli dedichino piazze e biblioteche, può esser utile ricordare alcuni fatti in tema di collusione fra politica e camorra. Ecco la lettera di Nello Trocchia da Comiziano, Napoli.

Caro Piero,

scrivere è un’urgenza democratica, soprattutto quando la menzogna diventa verità.

Sono tornato al mio paese Comiziano, in provincia di Napoli, uno tra i comuni sotto l’egida, negli anni dell’impero democristiano, dell’ex senatore Vincenzo Meo, uomo di Antonio Gava.

In questi giorni esponenti politici di tutti gli schieramenti hanno reso omaggio all’ex ministro Dc, che ha avuto il merito (ormai tale è diventato) di difendersi nei processi e non dai processi. Antonio Gava è uscito assolto dal processo per camorra per insufficienza di prove, ma inquietano le parole dei politici e inquietano le amnesie della carta stampata e non solo. Bisognerà pure dire quale sistema di potere e di connivenza camorristica sostanziava l’agire politico della corrente dorotea di Gava o no?

Parlano di magistrati politicizzati e combattenti. Il pubblico ministero di quel processo era Franco Roberti, oggi a capo della dda napoletana. Un “combattente” contro camorra e sistemi di potere criminali. Roberti raccontava qualche mese fa all’Espresso: “dalla sentenza che ha assolto Gava con l’articolo 530 secondo comma, ossia il comma che ha sostituito la vecchia insufficienza di prove, risulta provato con certezza che Gava era consapevole dei rapporti di reciprocità funzionale esistenti tra i politici locali della sua corrente e l’organizzazione camorristica, nonché della contaminazione tra la criminalità organizzata e le istituzioni locali del territorio campano”.

Il sistema di potere di Gava era fondato sullo stretto rapporto dei suoi uomini con esponenti di primo piano della camorra partenopea: così si garantivano fette di voto e controllo del territorio. Questo elemento è fuori discussione. Se questo è un vanto, se a questi uomini bisogna tributare un plauso bipartisan, allora la lotta alle mafie possiamo anche archiviarla.

Interessante è analizzare la gerarchia del potere dei fedelissimi di Gava per capire cosa significa sistema di potere e di connivenza camorristica. Il fedelissimo di Antonio Gava era Francesco Patriarca, lo chiamavano Ciccio ‘a Prumessa (Ciccio la promessa) perché dispensava favori e promesse. La dc al Sud era fatta così: nessuna tassa, nessun servizio; carrozzoni pubblici ad alimentare clientele e partite di voti; alleanza stretta con i potentati camorristici. Francesco Patriarca è stato condannato, poco prima di morire, con sentenza definitiva per camorra a nove anni. La camorra ha contribuito attivamente alla sua ascesa politica.

Uomo di Gava anche Vincenzo Meo, la sua zona di influenza era proprio il Nolano, anche lui condannato a 8 anni per camorra. La cassazione ha, però, chiesto di rifare il processo in appello. Nelle sentenza del 2000 della prima sezione della corte di Assise di Napoli, nel procedimento a carico del superboss Carmine Alfieri + 77 si legge: “L’Alfieri ha, inoltre, ricordato l’analogo rapporto esistente tra i Russo e Meo Vincenzo, riferito anche dal Galasso”. Rapporti strettissimi tra i latitanti Russo, allora luogotenenti di Carmine Alfieri che, pentito, ha confermato i rapporti esistenti, conferme anche dall’altro grande pentito di camorra, Pasquale Galasso, signore di Alfieri a Poggiomarino. Meo, secondo i giudici, era in rapporto di mutua assistenza con il clan Alfieri.

Nel Nolano, il braccio di Gava era anche l’ex sindaco di San Paolo Belsito, comune due volte sciolto per mafia, Luigi Riccio. Nella stessa sentenza si legge: “Il contributo assicurato dagli imputati in esame concerne anche il fondamentale settore dei collegamenti del gruppo con gli imprenditori e gli apparati istituzionali. In proposito il Galasso ha, in particolare, illustrato gli stretti legami esistenti tra i fratelli Russo e il sindaco di S. Paolo Belsito, Riccio Luigi: Luigi Riccio, sin dall’ingresso dei fratelli Russo nella nostra organizzazione, resta nelle mani dei fratelli Russo, in particolare di Pasquale Russo, il fratello più autorevole del gruppo di Alfieri. Ha, tra l’altro, ricordato l’intervento spiegato dal Riccio, proprio grazie al privilegiato rapporto con Russo Pasquale, per comporre il grave dissidio insorto tra D’Antuono Giuseppe, ex sindaco di Sant’Antonio Abate, ed i componenti locali dell’associazione Mercurio Gaetano, Santonicola Bernardo, D’Auria Ciro, De Riso Catello e Galasso Domenico”. Incontro che, come Galasso racconterà, Riccio aveva organizzato su richiesta di Antonio Gava. Non basta. Riporto uno stralcio del libro di Bruno De Stefano, amico e collega, “I Boss della camorra”, edizioni Newton & Compton, che dedica un capitolo al rapporto boss e politica.

“L’elenco dei politici condannati per camorra comprende tre amministratori locali democristiani di fede gavianea: Antonino D’Auria (segretario personale dell’ex ministro dell’Interno), Giuseppe D’Antuono e Luigi Riccio. Nel giugno del 1994 a D’Auria, processato con il patteggiamento, furono inflitti due anni di carcere; nel luglio dello stesso anno per D’Antuono e Riccio, che scelsero il giudizio abbreviato, la pena fu di 3 anni, sei mesi e venti giorni. Tre casi da manuale dell’intreccio tra uomini dei partiti e criminalità organizzata. D’Antuono e D’Auria sono stati amministratori (il secondo lo è ancora) di Sant’Antonio Abate, un comune ai confini con Castellammare di Stabia, feudo di elettorale di Antonio Gava”.

P.S. Il figlio di Luigi Riccio, Raffaele, Pdl, è il sindaco di San Paolo Bel Sito. Antonino D’Auria, Pd, è a tutt’oggi sindaco di Sant’Antonio Abate. Forse, così, si capisce meglio la svista bipartisan su Antonio Gava.

Questa è la verità su un sistema di potere che ha ridotto la mia terra a deserto.

Nello Trocchia

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Thursday 14 August 2008
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