Bossi e Alemanno, polentata della 'pace' tra insulti e fischi
Cori da stadio delle camicie verdi dei leghisti scese a Roma, a piazza Montecitorio. Arrivate a decine da Monza, Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Piacenza perché invitate da Bossi per siglare una pace 'culinaria' con i romani all'insegna di polenta, osèi e rigatoni alla pajata dopo la...more frase del Senatur: "Sono porci questi romani". Ma a pochi metri dalla piazza, alcuni attivisti di destra del 'Movimento per Roma' hanno improvvissato un'accesa protesta contro il 'patto della polenta'.
Di David Perluigi, riprese Paolo Dimalio
7 ott 2010
6 ott 2010
CN24 | Intimidazione a Pignatone: possiamo colpirti quando vogliamo
4 ott 2010
Depenalizzato il reato di banda armata
Roma, 2 ott - Tra pochi entra in vigore (il 9 ottobre) il Dl 15.3.2010 n. 66 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’8 maggio col titolo "Codice dell’Ordinamento Militare". Il decreto comprende la bellezza di 1085 norme e, fra queste, la numero 297, che abolisce il "Dl 14.2.1948 n. 43": quello che puniva col carcere da 1 a 10 anni "chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici" e si organizzano per compiere "azioni di violenza o minaccia". In forse quindi il processo in corso da 14 anni a Verona a carico di politici e attivisti della Lega Nord sparsi fra il Piemonte, la Liguria, la Lombardia e il Veneto, accusati di aver organizzato nel 1996 una formazione paramilitare denominata "Guardia Nazionale Padana", con tanto di divisa: le celebri Camicie Verdi, i guardiani della secessione. Processo che fino a qualche mese fa vedeva imputati anche Bossi, Maroni, Borghezio, Speroni e altri cinque alti dirigenti che erano parlamentari all’epoca dei fatti, fra i quali naturalmente Calderoli. In origine, i capi di imputazione formulati dal procuratore Guido Papalia sulla scorta di indagini della Digos e di copiose intercettazioni telefoniche, in cui molti protagonisti parlavano di fucili e armi varie, erano tre: attentato alla Costituzione, attentato all’unità e all’integrità dello Stato, costituzione di una struttura paramilitare fuorilegge. Ma i primi due, con un’altra legge, furono di fatto depenalizzati (restano soltanto in caso di effettivo uso della violenza) nel 2005 dal centrodestra ai tempi del secondo governo Berlusconi. Restava in piedi il terzo, quello cancellato dal decreto di La Russa.
I leader leghisti rinviati a giudizio si erano già salvati dal processo grazie al solito voto impunitario del Parlamento, che li aveva dichiarati "insindacabili", come se costituire una banda paramilitare rientrasse fra i reati di opinione degli eletti dal popolo. Papalia ricorse alla Corte costituzionale con due conflitti di attribuzioni fra poteri dello Stato contro la Camera, ma non riuscì a ottenere ragione. Restavano imputate 36 persone, fra le quali Giampaolo Gobbo, segretario della Liga Veneta e sindaco di Treviso e il deputato Matteo Bragantini. Ma ieri, nella prima udienza del processo al Tribunale di Verona, si è alzata l’avvocatessa Patrizia Esposito segnalando ai giudici che anche il reato superstite sta per evaporare: basta aspettare il 9 ottobre e tutti gli imputati dovranno essere assolti per legge.
Stupore generale: nessuno se n’era accorto. Al Tribunale non è rimasto che prenderne atto e rinviare il dibattimento al 19 novembre, in attesa dell’entrata in vigore del decreto. (Il Fatto Quotidiano)
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