26 ott 2008
Camorra: aiutarono Setola,arrestati
Camorra: aiutarono Setola,arrestati
24 ott 2008
Vinto a Catania il jackpot da 100 milioni Il '6' mancava da 6 mesi e 77 concorsi
A Milano è stato centrato un '5+1' da 3,7 milioni di euro.
Nel 2008 quindici Paperoni. Esposto del Codacons
CATANIA - «Abbiamo vinto noi. Io di Catania e un amico di Ragusa. Grazie a tutti, presto ci faremo sentire». È il contenuto di una delle tre telefonate ricevute dalla ricevitoria di via Rapisardi, a Catania, dove è stato giocato il sistema da 100 milioni del Superenalotto. La voce anonima ha detto che è stato giocato un piccolo sistema. Anche nelle altre due telefonate è stata rivendicata la vittoria, ma la prima è considerata più credibile, sebbene non si escluda che possa trattarsi di mitomani. Ma un altro episodio è accaduto nella ricevitoria fortunata: un uomo giovanile dall'aspetto tipicamente mediterraneo e molto felice ha ordinato un vassoio di dolci da portare, a mano, alla ricevitoria di Catania dove è stata giocata la schedina vincente del Superenalotto. È quanto ha riferito una commessa di una pasticceria sita nelle vicinanze della tabaccheria dove venerdì si è registrata la vincita record al Superenalotto. I dolci sono stati felicemente consumati tanto dai gestori della ricevitoria, quanto dai tanti curiosi presenti nell'esercizio commerciale di viale Mario Rapisardi nel capoluogo etneo. La commessa della pasticceria rispondendo alle domande dei numerosi giornalisti e curiosi presenti ha detto che l'uomo è stato di poche parole ed è andato via subito a bordo di una moto di grossa cilindrata. I festeggiamenti alla ricevitoria fortunata (Ansa)
Cittadini giornalisti:
23 ott 2008
Di Pietro Padre Padrone come Mastella e Pecoraro Scanio
Cristiano Di Pietro, il figlio di primo letto del grande capo Idv è l’astro nascente del partito e il nuovo «boss» .
Attualmente Di Pietro jr, 34 anni, è consigliere provinciale Idv a Campobasso, naturalmente capogruppo, consigliere comunale a Montenero di Bisaccia, dipietropoli, e sicuro candidato alle regionali del 2011.
Cariche indossate "a cipolla" proprio come il leader del oramai "compianto" partito dei "Verdi".
In più è di fatto il coordinatore ombra dell’Idv nella regione, nel senso che un coordinatore ufficiale c’era, il senatore Giuseppe Astore (ex dcdi lunga esperienza politica), ma si è dimesso proprio per via del pupillo. Ora al suo posto c’è un coordinatore più allineato (ma un importante esponente dell’Idv corregge: «appiattito»).
Come Berlusconi cura la "comunicazione a doppio binario" cosi Tonino, ha ben capito che c'era uno spazio vuoto tra i delusi del nostro paese e ci si è piazzato comodamente, cavalcando l'indignazione, ma alla stretta dei fatti usando le stesse logiche di sempre.
Oltre ad Antocri, la società immobiliare intestata ai figli, che sta comprando beni immobili in tutta italia fittandoli al partito, troviamo il solito familismo, ben celato, per il quale abbiamo crocifisso Mastella e Pecoraro Scanio.
Solo che la mggiorparte dei "colions" ancora non sa.
Di Pietro Padre Padrone come Mastella e Pecoraro Scanio
Maso, primo giorno di lavoro in fabbrica -
Milano - L’alba di Pietro Maso è un’alba incerta e livida: ore 7.30, carcere di Opera, il bunker di sbarre e cemento che è da anni la sua casa apre il suo cancello per fare uscire l’ex ragazzo di Montecchia di Crosara diventato assassino dei suoi genitori. Sono passati diciassette anni e mezzo dalla sera in cui Maso confessò tutto. E Maso inizia ieri la sua semilibertà con il più banale e quotidiano dei gesti, il gesto che gli uomini liberi compiono ogni giorno senza pensarci: sale in auto e avvia il motore. È un gesto che fino a ieri gli era proibito: i regolamenti dicono che i detenuti in permesso premio devono viaggiare solo e soltanto con i mezzi pubblici. Così nei mesi scorsi, quando usciva da Opera per andare in comunità o dalla sua ragazza, Maso andava e veniva in taxi. Ieri invece - e fargli avere in tempo la patente è stato nei giorni scorsi l’ultimo grattacapo dei suoi legali - Maso esce dal supercarcere, e imbacuccato nel silenzio sale su una vecchia Fiesta rossa targata Verona. Berretto blu, jeans, giubbotto Napapijiri, barba corta.
Venti minuti dopo un altro cancello gli si apre: è quello della Elettrodata di Peschiera Borromeo, l’azienda dove lo hanno assunto come magazziniere. Appena la Fiesta è dentro, intorno a Maso scatta la protezione compatta di colleghi e superiori. Il semilibero non vuole parlare. Un po’ perché non ne ha voglia. Un po’ perché gli stessi giudici che gli hanno concesso la semilibertà hanno fatto presente che proprio il suo silenzio di questi mesi è stato decisivo nel convincerli ad accogliere la sua domanda. Il messaggio dei magistrati è chiaro: non trasformarti in un personaggio da talk show. E Maso si adegua volentieri.
Dentro, nella fabbrica assediata dai cameramen e dai cronisti, si consumano i riti di qualunque prima giornata di lavoro: un capo prende Maso in consegna, gli fa vedere il magazzino, i bagni, la mensa. Il semilibero infila l’abito da lavoro, la vestaglia che i vecchi operai milanesi chiamavano «hawaiana». Per i compagni di lavoro, avere Maso accanto è meno sensazionale di quel che si potrebbe immaginare. Non è la prima volta che un detenuto arriva a lavorare qui. Da tempo, all’interno di Elettrodata lavora una cooperativa che si chiama Coelet, e che si occupa di reinserimento di detenuti. Non è la prima volta, insomma, che un uomo con un passato difficile si materializza tra gli scaffali e i capannoni affollati di computer. Ma Maso è sempre Maso. E così, sommessa e quasi timida, un po’ di curiosità lo circonda anche nelle nove ore che passa in azienda. Lui non dà confidenza. Gli altri non gli fanno domande.
«Quando ho saputo chi era - racconta una donna ucraina, una tra i pochi colleghi che si sbottonano con i giornalisti - non ci ho creduto. Aveva l’aria più normale della terra». E sono probabilmente le parole che anche Maso vorrebbe sentire dire di sé. A metà pomeriggio, i suoi avvocati Roberto Braguti e Maria Pia Licata si fiondano in azienda per cercare di sbloccare l’assedio dei media. I legali diffondono una dichiarazione, ringraziano l’azienda, chiedono di attenuare la pressione. Da domani, il magazziniere Maso Pietro chiede di essere un operaio come gli altri. Non sarà facile. Perché la Procura generale è ancora in tempo per depositare il ricorso in Cassazione contro la decisione che gli ha concesso la semilibertà. Gli spazi per un ricorso sono stretti, perché un ricorso è possibile solo se la semilibertà è stata concessa violando la legge, e il provvedimento del tribunale di Milano si muove invece tutto dentro i binari della Gozzini, la legge che indica i modi e i requisiti per il reinserimento dei carcerati. Una settimana fa, nell’opporsi alla richiesta dei suoi legali, il sostituto procuratore Bruno Fenizia aveva insistito così soprattutto su un tasto: la gravità del delitto, la colpa orrenda di cui Maso si è macchiato quella sera di aprile del 1991, e che non può considerarsi emendata né dal tempo trascorso né dal comportamento in carcere.
E ieri Maso scopre che, qui fuori, i magistrati della Procura generale non sono i soli a pensare che per lui l’alba sia arrivata troppo presto: «Pezzo di merda», gli grida un camionista che passa di lì quando esce dalla fabbrica. E un altro strombazza il clacson: «Evviva evviva, un altro assassino in libertà».
Maso, primo giorno di lavoro in fabbrica - Articolo - ilGiornale.it del 23-10-2008
22 ott 2008
Punzo: ecco 3 punti per far ripartire il Sud Formazione, detassione e lotta ai clan
NAPOLI - «La prima cosa che serve alla Campania e al Mezzogiorno? Una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata. È questo il miglior investimento». A dirlo, in un intervista al quotidiano «Il Giornale», il presidente del Cis di Nola, Gianni Punzo che sfoggia, nonostante la situazione di difficoltà dell'economia nazionale e meridionale, il proverbiale ottimismo: «Io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno», dice.
Il presidente del Cis individua, oltre alla lotta senza quartiere alla malavita organizzata, altri due punti per uscire dalle secche di un'economia che si avvita nella recessione. La prima è la formazione. «Berlusconi, Marcegaglia e Lettieri hanno riconosciuto il valore dell'università Federico II che rappresenta un centro di eccellenza. Noi dobbiamo affrontare la globalizzazione e affiancarla, ne siamo in grado perché abbiamo le intelligenze, la voglia e la forza».
Il terzo punto è economico e si compone di un mix costituito dalla detassazione («è incentivante a creare prodotti», dice il presidente del Cis), dal ruolo delle banche («devono dimostrare di avere i nervi saldi finanziando le imprese»), dall'iniziativa del Governo («mi piace la Finanziaria triennale»). Punzo non si nasconde i problemi e le difficoltà («questo è un nuovo '29»), ma manifesta anche l'ottimismo: «Il problema del Mezzogiorno non è stato risolto, ormai siamo a mezzanotte: un orario nel quale più che indietro possiamo e dobbiamo guardare a un'alba nuova».
22 ottobre 2008
Corriere del Mezzogiorno