22 ott 2008
21 ott 2008
Deposito di auto rubate, arrestato
NOLA - Avevano messo su un vero e proprio deposito di auto rubate, quasi tutte di grossa cilindrata. Un deposito ben attrezzato, con tanto di "officina" meccanica all´interno per l´immediato smantellamento dei singoli pezzi che venivano poi immessi sul mercato illecito. Una attività molto redditizia stroncata questa mattina dagli agenti del commissariato di polizia di Nola, sezione volanti. L´operazione, coordinata dalla dirigente Mariantonietta Ferrara, si inserisce nell´ambito dell´azione di controllo e monitoraggio messa a punto dalla polizia tesa a contrastare i fenomeni criminosi sul territorio. A finire in manette Raffaele La Pietra, di San Vitaliano, sorpreso questa mattina, intorno alle 9, dagli uomini del commissariato mentre era intento a smontare un´Alfa Romeo 159, risultata rubata qualche giorno fa a Napoli. Erano giorni che gli agenti effettuavano servizio di pattugliamento in via Capua a Nola, una zona periferica sita nei pressi di Boscofangone. Durante il servizio, i poliziotti hanno più volte notato un furgone di colore rosso aggirarsi intorno ad un fabbricato. Insospettiti lo hanno seguito. A questo punto i dubbi sono aumentati. Da qui la decisione di irrompere nel fabbricato recintato da un cancello in ferro. Con non poche difficoltà, gli agenti hanno scavalcato e, una volta all’interno, hanno sorpreso La Pietra intento a svolgere la sua attività. Alla vista dei poliziotti l’uomo non ha opposto alcuna resistenza, dichiarando di essere un semplice ”operaio”. E’ stato immediatamente portato in commissariato. Subito dopo sono partite le indagini dalle quali è emerso che l’area adibita a deposito, di circa 1000 metri quadri, è di proprietà di un uomo originario di Cimitile, che, con regolare contratto, l’aveva fittata dallo scorso mese di giugno, ad un uomo di Giugliano. Il proprietario del suolo agricolo, interrogato, ha dichiarato di essere totalmente ignaro dell’illecita attività svolta all’interno della sua proprietà. Sono ora in corso ulteriori indagini per ricostruire il tutto. Intanto La Pietra è stato condotto al carcere di Poggioreale mentre l’area-deposito, compresi auto, singoli pezzi già smontati ed attrezzature utili allo smantellamento, sono state poste sotto sequestro.
18 ott 2008
Il Tempo - Interni Esteri - Incastrato il boss-poeta
L'intento di Prestieri era, secondo la ricostruzione degli inquirenti, di «punire» il collega in quanto «pretendeva, per rispetto, di essere l'unica persona che poteva organizzare le feste all'interno dei "Sette palazzi"». Così ha spiegato Antonio Prestieri, nipote di Tommaso nonché uno dei due collaboratori di giustizia che hanno consentito di svelare i retroscena della vicenda.
«Questa organizzazione dava fastidio a mio zio» ha raccontato il pentito ricordando che il promotore dell'iniziativa fu Patrizio Grandelli, detto «'o mostro». «Prima della festa - ha aggiunto - Prestieri chiamò l'impresario che si giustificò dicendo che Grandelli l'aveva pagato e che per lui non vi era motivo per non fare la festa. Durante la festa gli prese la 'nziria (una fissazione ossessiva, ndr) e voleva scendere e andare a sparare all'impresario». Poi Prestieri, su pressione di alcuni parenti, si sarebbe convinto a dare «solo» una lezione ad Assante. Un racconto confermato da un altro pentito del clan, Antonio Pica, anch'egli imparentato con la famiglia Prestieri. All'agguato avrebbero partecipato Vincenzo Esposito, fermato ieri dai carabinieri e un altro giovane esponente del clan, che è invece latitante. Esposito guidava il motorino mentre il complice, armato di pistola, sparò alle gambe dell'impresario. Quest'ultimo reagì scagliandosi contro il sicario il quale in preda al panico, per divincolarsi esplose anche un colpo verso parti vitali. Assante comunque se la cavò con una prognosi di 15 giorni.
Prestieri, ritenuto il reggente del clan, lavora anche come impresario teatrale, manager di vari cantanti e discografico. È marito di una cantante neomelodica, ha dipinto quadri e scritto libri di poesie andati a ruba. Nel 1994, fu arrestato con l'accusa di minacce nei confronti di un manager della Nazionale cantanti. Il clan Prestieri fu una delle più forti componenti del clan Di Lauro, a lungo egemone nella periferia nord di Napoli. Nel 2006, in seguito al riassetto degli equilibri criminali che produsse la sanguinosa faida di Scampia, i Prestieri si allearono al gruppo dei cosiddetti «Scissionisti».
Il Tempo
17 ott 2008
Camorra, arrestato il boss Tommaso Prestieri
NAPOLI. Vasta operazione dei carabinieri del comando provinciale di Napoli che alle prime luci dell’alba sono entrati in azione nelle piazze di spaccio di Scampia.Il blitz, coordinato dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha impegnato oltre 100 uomini delle forze dell'ordine che stanno procedendo a perquisizioni per blocchi di edifici nelle zone nord del capoluogo campano. Nel corso dell’operazione, ancora in corso, i militari hanno arrestato il boss di Secondigliano Tommaso Prestieri a capo dell’omonimo clan. Proprio Scampia è una delle maggiori piazze di spaccio in Campania prima gestita da Paolo Di Lauro, alias Ciruzzo o’ milionario, e dai suoi figli ed ora gestita dagli scissionisti del clan, facenti capo a Raffaele Amato.
Camorra, arrestato il boss Tommaso Prestieri
12 ott 2008
Dopo 2mila anni riaperto lo stadio di Antonino Pio a Pozzuoli
Lo Stadio di Antonino Pio, ubicato immediatamente ad occidente della città di Puteoli, sorge su una terrazza naturale, con il fronte settentrionale prospiciente l’antica via Domitiana (oggi via Luciano) e quello meridionale scenograficamente affacciato sul Golfo di Pozzuoli (oggi via Campi Flegrei, nei pressi dell’Olivetti). L’inaugurazione si è tenuta stamani, venerdì 10 ottobre, alla presenza del Presidente della regione Campania, Antonio Bassolino.
Discorso di Pasquale Giacobbe, sindaco di Pozzuoli: “Oggi è un momento di festa e di orgoglio per la nostra Comunità. La scoperta prima e il successivo restauro dello stadio greco di Antonino Pio, rappresentano un ulteriore passo in avanti nella definizione di Pozzuoli come città d’arte. Come le grandi capitali dell’arte italiana, Firenze, Venezia, Roma, Urbino, anche Pozzuoli può vantare un illustre passato che riaffiora dalle viscere della terra, insieme, ed è questa la specificità del nostro territorio, ad una natura incomparabile che fa da cornice alla Storia. Compito dell’Ente locale, sia pure in tempi di “Finanza di guerra”, è incentivare e coordinare tutto questo.
I lavori che quotidianamente compie la Sovrintendenza, anche qui con le ristrettezze economiche, dovute ai magri bilanci dai quali poter attingere, rendono ancora più speciale la giornata di oggi. Dobbiamo unire gli sforzi. Razionalizzare le spese, per creare le condizioni di una città moderna nei servizi è punto di riferimento nei grandi circuiti internazionali. Siamo impegnati, e ci impegniamo, a fare di Pozzuoli un attrattore culturale internazionale. Compito che vogliamo svolgere in collaborazione con tutti gli altri enti presenti sul nostro Comune, dalla Sovrintendenza, alla Provincia, alla stessa Regione. Per questo dobbiamo accelerare i lavori a Rione Terra, unitamente alla creazione di una rete di servizi, anche telematica, per intercettare i flussi turistici. Puntiamo cioè a un salto di qualità dell’offerta. Ci siamo dati, lo sappiamo, un compito ambizioso ed impegnativo. Dobbiamo impostare un cambio di passo, specialmente nella nostra Comunità. Fare di ogni cittadino un custode di questo grande patrimonio che i nostri maggiori ci hanno lasciato in eredità. Combattere anni di incuria e di vandalismo. Ora però è davanti a noi la via obbligata della riqualificazione e della valorizzazione del nostro patrimonio artistico. È una strada che abbiamo preso con convinzione, è sarà la strada che farà della nostra Città, unitamente alle altre opere in Cantiere, di Pozzuoli uno dei punti di riferimento della cultura italiana.
Dichiarazione di Valerio Abussi, Assessore al Turismo di Pozzuoli:
“Il teatro di Antonino Pio è una ulteriore perla nell’immenso patrimonio archeologico puteolano”. Queste le dichiarazioni dell’assessore al turismo della città di Pozzuoli, Valerio Abussi, che auspica inoltre la stessa celerità e collaborazione istituzionale nella realizzazione delle necessarie infrastrutture a sostegno del turismo nei Campi Flegrei.
STADIO DI ANTONINO PIO
il monumento e la sua storia
Lo Stadio di Antonino Pio, ubicato immediatamente ad occidente della città di Puteoli, sorge su una terrazza naturale, con il fronte settentrionale prospiciente l’antica via Domitiana (oggi via Luciano) e quello meridionale scenograficamente affacciato sul Golfo di Pozzuoli.
Come ci informano le fonti antiche, la costruzione dello Stadio venne promossa dall’imperatore Antonino Pio per celebrare lo spirito filellenico del suo predecessore Adriano, il quale, morto a Baia nel 138 d. C., era stato sepolto in un primo momento nell’area di una delle ville di Cicerone a Pozzuoli (Hist. Aug., v. Hadr. 25,7). In seguito, Antonino Pio, vinte le remore del senato, ne trasferisce i resti a Roma e istituisce a Pozzuoli, nel luogo della prima sepoltura, giochi di tipo olimpico (Hist. Aug., v. Hadr. 27, 3) noti con il nome greco di Eusebeia.
Lo Stadio (circa m. 300 x 70) presenta la tradizionale pianta rettangolare con uno dei lati brevi curvi (sphendone) e l’altro, riservato alla “partenza” degli atleti, caratterizzato da un leggero andamento curvilineo.
Su questo lato – dove si sono concentrate differenti campagne di scavo effettuate grazie ai fondi P.O.R. Campania 2000-2006 - si apre un varco monumentale, originariamente coperto da una volta in muratura.
Quest’ingresso a doppia cortina introduceva gli atleti direttamente alla pista ed era costituito da più archi realizzati con grossi blocchi di pietra vulcanica locale (c.d. “piperno”), rivestiti d’intonaco chiaro. Di questi archi si conservavano in piedi soltanto i pilastri, mentre i conci, rinvenuti tutti in crollo, sono stati ricollocati nella loro posizione originaria nel corso dei recenti interventi.
L’accesso agli spettatori, invece, era consentito dal fronte settentrionale e filtrato da diversi avancorpi, intervallati da spazi verdi.
Passando attraverso questi avancorpi - dei quali si è potuto mettere in luce soltanto il primo ad Est - ci si immette in un ambulacro con pavimentazione in cocciopesto e copertura a volta composita: da qui, mediante differenti varchi (vomitoria), il pubblico accedeva ai vari settori degli spalti (cavea).
Come nella maggior parte degli edifici per spettacoli antichi, anche la cavea dello Stadio di Antonino Pio era organizzata in tre parti, corrispondenti a differenti fasce di spettatori. La parte più bassa della cavea (ima), riservata a personaggi eminenti, è separata dalla pista mediante un muro di recinzione (balteus) e conserva due file di sedute in blocchi di piperno; della parte media e di quella più alta della cavea (summa) non si conservano, invece, le gradinate, che, stando ad alcune tracce messe in evidenza, non apparirebbero realizzate in piperno.
l’abbandono e le fasi successive
La frequentazione dello Stadio sembra protrarsi almeno fino alla fine del III – inizi del IV sec.d.C. : è a questo periodo che risalgono, infatti, differenti strati d’abbandono ed è a questa stessa epoca che riportano le ultime testimonianze antiche di cui disponiamo. Tra queste, appaiono di particolare interesse alcune fiaschette vitree dove, tra i monumenti più rappresentativi della città di Puteoli, compare un edificio accompagnato dalla didascalia “STADIV”.
In questa fase, alcuni ambienti dell’ambulacro iniziano ad interrarsi, mentre la pista ed il piazzale esterno all’ingresso monumentale vengono sepolti in seguito ad un’alluvione. Il piano di frequentazione immediatamente ad Est dello Stadio si va, così, ad innalzare ed è in questo momento che inizia una progressiva rifunzionalizzazione di alcuni ambienti e spazi aperti dello Stadio.
Una prima trasformazione si deve all’edificazione di un complesso a pianta polilobata in opera vittata mista, parzialmente messo in evidenza dalle recenti campagne di scavo: esteso dall’area esterna al varco monumentale fino all’ingresso settentrionale, questo complesso sembrerebbe presentare le caratteristiche proprie di un impianto residenziale tardo-antico, del cui apparato decorativo, andato in massima parte perduto, si conservano abbondanti frammenti di pavimentazioni marmoree in opus sectile.
In seguito, anche questo complesso viene modificato e subordinato ad esigenze di tipo rustico/produttivo. L’area del portico settentrionale dello Stadio, da un lato, è adibita ad attività di lavorazione e spegnimento della calce, dall’altro, è attraversata da una canaletta che va ad immettersi in uno dei vomitoria dell’ambulacro. Anche la cavea, in questa stessa fase, è arginata con muri a secco realizzati con materiali di spoglio analoghi a quelli adoperati per la costruzione, a ridosso dell’ima cavea, di un sistema di tre vasche, verosimilmente destinate alla produzione di olio o vino.
Dopo quest’ultima frequentazione del sito, l’area viene gradualmente abbandonata fino ad essere sepolta, nel 1538, dalle ceneri vulcaniche del vicino Monte Nuovo.
Soltanto intorno agli inizi dell’800 - come testimoniato anche dalla litografia di Domenico Cuciniello e Lorenzo Bianchi, autori del Viaggio Pittorico nel Regno delle due Sicilie (1829-1832) – un settore dell’ambulacro dello Stadio è inglobato da una masseria, che, con varie trasformazioni, si è conservata fino ad oggi.
Purtroppo, il monumento appare oggi smembrato in due parti in seguito alla realizzazione della moderna via Domiziana (1932), il cui percorso è andato a tagliare lo Stadio nel senso della lunghezza, compromettendone l’originaria unitarietà.Dopo 2mila anni riaperto lo stadio di Antonino Pio a Pozzuoli